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Il rapporto tra Uomo e Intelligenza Artificiale
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Il rapporto tra Uomo e Intelligenza Artificiale
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Organic & Paid: quando la combinazione diventa sinergica
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La creatività nella pubblicità: un atto di pura espressione
In questi ultimi anni uno degli argomenti più discussi che ha prodotto molte polemiche, è senza dubbio quello relativo al rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale.
Il progresso tecnologico ha fatto evolvere l’industria e il mercato del lavoro portando innumerevoli benefici, ma aprendo, però, scenari nuovi che hanno condotto a stati di ansia collettiva.
La possibilità è che tali sistemi automatizzati possano prendere il controllo e l’uomo risulti solo uno strumento per completare un’azione.
Pensiamo anche a come potrebbe cambiare l’ecosistema della comunicazione e le sfere di competenza nel nostro ambito professionale, con ruoli e nuove specializzazioni che rischiano di stravolgere gli attuali equilibri.
Vengono contrapposti i nuovi modelli di Automation Agency 2.0 rispetto ai modelli tradizionali di Agenzia e su come i diversi partner, concessionarie ed editori inclusi, debbano adeguarsi ad una nuova rivoluzione nel Digital Marketing.
Il timore è che il nuovo “sistema” evolutivo possa avere un impatto sociale e umano, modificando profondamente il modo di rapportarsi sul lavoro e la condizione con cui le persone e le tecnologie debbano coesistere.

La Storia è un salvagente


Proviamo a ripercorrere qualche anno di storia di qualche secolo. Pensiamo al 1455, l’invenzione della stampa e la Bibbia di Gutenberg. L’evento si riferisce alla pubblicazione del primo libro con la tecnica dei caratteri mobili. Da allora tutta la società entrò in contatto con una tecnica rivoluzionaria che modificò il modo di scrivere e produrre libri in modo efficiente e più economico. Nel XIX secolo le necessità delle fabbriche di una comunicazione più veloce ed economica, portò al cambiamento delle pratiche di scrittura con l’invenzione della macchina da scrivere.
La creazione del primo computer elettronico, che fu inventato durante la Seconda Guerra Mondiale per la necessità di decifrare i messaggi dei nemici, diventò uno strumento indispensabile non solo per vincere una guerra, ma per futuro del genere umano, modificando stili di vita e professioni.
Il progresso e l’evoluzione dell’intelletto umano sono sempre stati in continua mutazione, evidenziando la capacità umana di reinventarsi in funzione delle necessità.
La storia ci fornisce sempre le spiegazioni per il presente e, all’occorrenza, placa le paure per ciò che ancora non conosciamo o per i cambiamenti in atto. Il passato è un salvagente.
La storia è percorsa da cambiamenti, invenzioni ed evoluzioni dell’intelligenza umana, che spesso hanno portato a compiere errori ma contestualmente a trovare sempre una soluzione grazie al progresso, inteso anche come elevazione dell’intelligenza umana.
Fondamentalmente cosa ci contraddistingue dall’IA? La coscienza, che ci spinge ad uno stato di consapevolezza e il desiderio di evolvere il proprio “io”, condizioni che rendono le connessioni con l’esterno strumentalizzate dall’uomo e non viceversa.
Semplicemente preferiamo interpretare il progresso e l’evoluzione algoritmica come una nuova connessione tra l’uomo e la società, un’opportunità che poterà dei cambiamenti a cui adattarsi.

Timore del cambiamento o solo pigrizia?


Quando il nuovo sistema evolutivo impatta sulla società e sull’uomo, modificandone profondamente il modus operandi e la condizione esistenziale umana, innesca una paura costruttiva, poiché se l’uomo produce progresso evolve anche il sistema. Forse il nostro timore si riconduce ad una delle emozioni primordiali che caratterizzano il nostro modo di essere, nulla di più.
La “paura” del cambiamento rappresenta una costante in tutti i momenti del nostra vita, professionale e non. Pensiamo al momento in cui dobbiamo cambiare un lavoro, un amore, un posto in cui vivere, la paura è sempre presente ma alla fine rappresenta quello stimolo emozionale che ci aiuta ad evolverci. O forse è solo pigrizia, la mancanza di volontà a migliorare, cambiare, evolversi e adattarsi ad un nuovo contesto sociale che l’uomo sta costruendo.
L’uomo non teme il confronto con un algoritmo, ma solo con se stesso.
Non è necessario combattere l’IA, ma evolversi.