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La comunicazione è lo strumento fondamentale per un brand di prodotto o servizio, sia per farsi conoscere e sia per avvicinarsi all’audience di interesse. Comunicare in modo corretto l’identità, i valori e i messaggi di un’azienda sono aspetti cruciali per trasformare un investimento in risultati concreti.
Quindi, come sfruttare al meglio questa opportunità? Quali sono le strategie migliori da adottare? Innanzitutto, bisogna creare un piano di comunicazione in grado di decifrare il brand e porre le linee guida per raggiungere gli obiettivi prefissati. Un tipo di comunicazione integrata su diversi ambienti (on line e off line), verticale e coerente, faciliterà il successo della strategia, rendendola vantaggiosa e utile al brand.
Infatti, troviamo due tipi differenti di strategia di comunicazione: la strategia crossmediale e la strategia transmediale.

Crossmedialità


La strategia crossmediale è l’attività più diffusa e scelta nell’ambito della comunicazione.
La crossmedialità, infatti, è un percorso che mette in connessione diversi mezzi di comunicazione l'uno con l’altro, con uno storytelling immediato e semplice, che pone al centro un messaggio e lo veicola nei vari canali coinvolti rimanendo invariato.
I contenuti vengono adattati per essere allineati ai diversi canali scelti, ma nessuno tra loro presenta elementi aggiuntivi.

La diffusione dei mezzi digitali ha permesso una più organica diffusione di strategie crossmediali, la completa coesione tra ogni mezzo e il flusso incessante di internet hanno generato performance sempre più precise, nelle quali i diversi canali di comunicazione, essendo in completa connessione tra di loro, generano informazione costante.

Quindi quando scegliamo di affidarci ad una strategia crossmediale, dobbiamo considerare diversi fattori di “rischio” che possano ledere la nostra attività.
Ogni canale di comunicazione, avendo il suo diverso linguaggio, necessiterà di una declinazione linguistica e stilistica diversa, affinché non risulti inefficace.
Non annoiare il nostro pubblico sarò la sfida più grande, poiché ci seguirà sui diversi canali coinvolti e si aspetterà qualcosa di sempre diverso. Infine, conosciamo la nostra audience, percepiamo ciò che si aspetta da noi e differenziamo i feedback sui diversi canali.

Transmedialità


Henry Jenkins, nel suo libro “Cultura convergente”, definisce lo storytelling transmediale:
un processo nel quale gli elementi integrati di una narrazione vengono sistematicamente separati e diffusi tramite diversi canali di comunicazione, con lo scopo di creare un’esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni media dà un contributo unico allo sviluppo della storia.

Una narrazione transmediale è come un puzzle, i diversi pezzi vengono distribuiti sui vari canali (on line e off line) e offrono una diversa esperienza all’utente. Il tasso di coinvolgimento è molto alto, poiché oltre a destare curiosità, innesca un meccanismo comunicativo simile ad un gioco enigmatico e su diversi livelli. Per simili attività vengono attivati diversi strumenti che creano collegamenti tra i vari canali e celano meccanismi comunicativi sempre nuovi.

Uno degli esempi più emblematici di narrazione transmediale è la famosissima saga di videogiochi “Matrix”. Il punto di partenza è stato il gioco, attraverso il quale gli utenti hanno scoperto la realtà apocalittica e contorta della narrazione; l’esperienza è stata spostata verso la cinematografia, con una trilogia di film che ha reso ancora più nota la saga e ha incuriosito gli utenti a scoprire sempre di più il meccanismo. Negli anni sono stati creati i libri, dei blog ufficiali, gruppi di fanbase e attività outdoor legate a eventi a tema. Usufruire di tutti i pezzi del puzzle “Matrix” ha permesso agli utenti di vivere un’esperienza unica, catapultandosi a pieno nella narrazione e scoprendo scenari, messaggi criptati e attività sempre nuove. Ma uno degli aspetti più affascinanti della narrazione transmediale è la possibilità di scegliere, da parte dell’utente, poiché ogni pezzo del puzzle viaggia da solo e regala un’esperienza diversa.

Un esempio in termini di comunicazione è la campagna di Coca Cola “Coloryoursummer” del 2014, nella quale sono stati coinvolti innumerevoli canali di comunicazione per lanciare delle lattine di Coca Cola di diversi colori. La strategia è stata veicolata su YouTube con un video promozionale, attraverso dei video giochi, sui social network e con attività di guerrila marketing, attraverso la quale si poteva interagire attraverso dei quiz e ottenere il prodotto.

Ma qual è la differenza sostanziale tra crossmedialità e transmedialità? Crossmedia vuol dire declinare la stessa storia su più media, transmedia, invece, significa raccontare la stessa storia attraverso media differenti.